Non semplice disobbedienza, ma colpa molto più grave: aver donato agli uomini la speranza contro la morte, lo strumento per migliorare le loro condizioni di vita senza dover pregare gli dei.
Per tremila anni ho visto il Titano, figlio di Giapeto, soffrire un supplizio tremendo, incatenato alle mie pendici.
Per tremila anni ogni giorno ho visto l'aquila tornare a divorare il suo petto e il suo fegato.
Qual è la colpa di Prometeo? Cosa ha suscitato l'ira tremenda di Zeus olimpio, tiranno spietato? Ha plasmato gli uomini col fango e col fuoco e li ha amati come un padre ama i suoi figli.
Zeus, disprezzandoli e volendo punirli, sottrasse loro il fuoco.
Al Titano si stringeva il cuore a vedere l'umanità prostrata e prossima a perire.
Ha agito da padre. Ha ingannato Zeus e ha ridato agli uomini il fuoco.
Questa è la sua colpa.
Non semplice disobbedienza, ma colpa molto più grave: aver donato agli uomini la speranza contro la morte, lo strumento per migliorare le loro condizioni di vita senza dover pregare gli dei.
Prometeo ha liberato gli uomini dalla sudditanza agli dei.
Questa pena eterna è il castigo che gli è stato inflitto per aver amato i suoi figli.
Ma oggi è un giorno nuovo. Con un'astuzia si è liberato dalle mie pendici, spezzando le millenarie catene.
Corri Prometeo, torna alla vita
Corri, Prometeo, torna ai tuoi figli.
Diario di bordo | a cura di Mirella Troiano